Pubblicazioni · 1 Giugno 2026
Eco della Regina Viarum — Il Grand Tour di Carlo Labruzzi

PREFAZIONE
Nel tratto di Appia Antica compreso tra Fondi, le gole rocciose di Itri e la marina di Formia e Gaeta, lo sguardo di Carlo Labruzzi, «viaggiatore del Grand Tour», restituisce offre una immagine reale e a un tempo di forte suggestione.
Il celebre vedutista romano raffigura nelle sue opere e bozzetti paesaggi e monumenti, alcuni ancora conservati, altri scomparsi. Di particolare significato le immagini dedicate alla via Appia nella gola di Itri, anche per il recupero monumentale che in anni recenti è stato condotto di questo tratto della via e che si pone a modello di quanto altro si potrebbe fare.
Oggi, a seguito del riconoscimento del valore universale della via Appia, con il suo l'inserimento nel Patrimonio Mondiale UNESCO, l'opera di Labruzzi acquisisce una nuova attualità culturale. Non è più solo memoria del Grand Tour, ma documento fondante per la ricostruzione di contesti perduti e per la tutela e recupero del paesaggio antico come organismo vivente. - Lorenzo Quilici
INTRODUZIONE
Lungo il tracciato millenario della Via Appia Antica, là dove il cammino si fa passaggio tra mare, montagne e memoria, prende vita questo opuscolo dedicato allo sguardo di Carlo Labruzzi sul Lazio meridionale.
Tra il 1789 e gli anni del Grand Tour, Labruzzi trasformò il viaggio lungo la Regina Viarum in un racconto visivo fatto di rovine, paesaggi e suggestioni senza tempo. I suoi acquerelli non rappresentano soltanto monumenti antichi, ma restituiscono l'anima di un territorio sospeso tra storia e mito: le gole di Itri, le pianure di Fondi, i mausolei di Gaeta, le ville marittime di Formia.
Oggi, grazie al riconoscimento UNESCO della Via Appia Regina Viarum, queste immagini acquistano un valore ancora più profondo. Esse testimoniano un paesaggio culturale unico, in cui archeologia, natura e identità locale convivono da duemila anni.
L'Associazione Grand Tour APS, attraverso questa pubblicazione, intende riportare alla luce il fascino del «passaggio»: di quel tratto di Appia che attraversa il sud pontino e che nei secoli ha accolto viaggiatori, artisti, pellegrini e poeti.
«Eco della Regina Viarum» nasce così come un invito al viaggio e alla riscoperta. Un cammino tra le tavole di Labruzzi e i luoghi dell'Appia Antica, dove ogni pietra racconta una storia e ogni rovina continua a parlare al presente.

REGINA VIARUM TRA ROVINE E MITO: Carlo Labruzzi e il «Passaggio» nel Lazio Meridionale (1789)
Nel autunno del 1789, l'antiquario e baronetto inglese Sir Richard Colt Hoare intraprese un viaggio straordinario: percorrere l'antica Via Appia da Roma a Benevento, seguendo fedelmente l'itinerario compiuto nel 37 a.C. dal poeta Orazio (e narrato nella celebre Satira I, 5). Per documentare le vestigia classiche lungo il percorso, Colt Hoare ingaggiò uno dei più meticolosi e sensibili vedutisti romani del tempo: Carlo Labruzzi.
«Ab urbe Roma ad Capuam»
Labruzzi realizzò ben 226 disegni e acquerelli, un corpus monumentale che costituisce una formidabil documentazione del patrimonio archeologico lungo la via Appia. L'opera parzialmente raccolta nella Via Appia illustrata ab urbe Roma ad Capuam, costituisce un vero e proprio «censimento» visivo delle rovine dell'Appia ai suoi tempi, prima delle trasformazioni moderne. Oggi, con l'iscrizione dell'Appia Regina Viarum nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, i disegni di Labruzzi testimoniano un paesaggio nel quale l'archeologia si fondeva con la natura mediterranea e la vita quotidiana dei contadini e dei viandanti.

Il Territorio del «Passaggio»: da Terracina a Minturno lungo la Via Appia.
Superata la rupe di Leano, nel territprio di Terracina, la Via Appia si addentrava in uno dei tratti sezioni più strategici, impervi e affascinanti dell'intero tragitto. Questo lembo di terra, racchiuso tra i Monti Ausoni e Aurunci e il Mar Tirreno, rappresentava la vera «porta d'accesso» al Mezzogiorno d'Italia. Per i viaggiatori del Grand Tour, varcare questo confine naturale significava immergersi in una nuova dimensione ambientale, culturale e paesaggistica.

Labruzzi focalizza lo sguardo su una zona ricca di monumenti e suggestioni storiche, quella che comprende Fondi, Itri, Gaeta e Formia. Qui la strada romana non corre più in rettifilo in pianura e, come ITER si arrampica tra le rocce montane, costeggiando antichi mausolei e dimore d'ozio romane.

Il paesaggio del «passaggio»: Fondi - Itri - Gaeta – Formia.
In questo tratto l'Appia non collega soltanto luoghi, ma costruisce un'esperienza di paesaggio. Tra pianure fertili, gole rocciose, mausolei e approdi sul Tirreno, lo sguardo di Labruzzi restituisce un atlante visivo in cui archeologia, natura e memoria si intrecciano.

Fondi: soglia fertile tra piana e fortificazione
Di particolare rilievo è l'acquerello dedicato a Fondi «Il Castello», insieme agli studi per il cosiddetto Sepolcro di Gavio Nauta. Nelle sue tavole, la città emerge come un equilibrio tra difesa e fertilità: le mura e il castello dialogano con agrumeti e uliveti, mentre il paesaggio agricolo amplifica il senso di continuità tra antico, medioevo e vita quotidiana.

Itri: il cuore del passaggio
Per l'Associazione Grand Tour APS, questo è il nucleo più identitario della pubblicazione. Il toponimo Itri, ricondotto al latino ITER (cammino, passaggio), custodisce la vocazione millenaria del borgo: un luogo di attraversamento, controllo e memoria. Arroccato su uno sperone roccioso e dominato dal castello, Itri presidia la stretta gola in cui l'Appia si incunea tra i rilievi aurunci, trasformando il viaggio in esperienza fisica e visiva.

IL PAESAGGIO DEL SUBLIME
In questo tratto si conserva uno dei segmenti più suggestivi della strada. Labruzzi ne documenta la forza costruttiva e scenografica: muri di sostruzione, pendii rocciosi e resti di un tempio compongono un paesaggio in cui infrastruttura e natura appaiono inseparabili.
Agli occhi dei viaggiatori del '700, la gola di Itri offriva una delle immagini più potenti del Grand Tour: una natura aspra, il senso del rischio, la vertigine del passaggio e la consapevolezza di camminare sulle stesse pietre attraversate da poeti, eserciti e viaggiatori di ogni epoca.

Gaeta: monumenti sul mare, memoria in altura.
Sebbene il tracciato principale della Via Appia deviasse leggermente verso l'interno, la tappa di Gaeta rimaneva irresistibile per i viaggiatori del Grand Tour. Qui le memorie romane si pongono in posizioni panoramiche di straordinaria efficacia visiva, tra altura e approdo. Labruzzi raffigura I due mausolei che dominano la marina dai monti di Gaeta: quello di Sempronio Atratino e quello di Munazio Planco.

L'Archeologia costiera
Formia accoglieva i viaggiatori con la sua dolcezza costiera. Per gli uomini del Grand Tour, imbevuti di letture classiche, Formia era indissolubilmente legata all'assassinio di Marco Tullio Cicerone, avvenuto proprio in questi luoghi nel 43 a.C.

Labruzzi ritrae con estrema precisione i resti delle colossali ville marittime romane. Di fondamentale importanza sono i suoi disegni del «Ninfeo minore di Villa Rubino» e i resti archeologici inglobati nelle proprietà locali, identificati all'epoca come la Villa di Cicerone. Nelle tavole di Labruzzi, le strutture romane emergono direttamente dall'acqua o tra i giardini di limoni.
Un cammino che continua
L'associazione Grand Tour APS di Itri, attraverso il recupero della memoria visiva di Carlo Labruzzi, non intende solo avviare un'opera di divulgazione storica, ma riattiva la funzione originaria del territorio: essere un luogo di incontro, di transito e di profonda rigenerazione culturale.
Esattamente come due secoli fa, l'Appia ci invita a metterci in cammino, a rallentare il passo e a riscoprire lo stupore della bellezza che resiste al tempo.
Oggi l'Appia non è più soltanto una via di comunicazione o un oggetto di studio per nostalgici del passato. Il riconoscimento UNESCO conferisce a questo tracciato lo status di monumento sociale globale.
